Il Commento

Israeliani e palestinesi, nuove generazioni a confronto

di Lorenzo Kamel
Gerusalemme – 24 ottobre 2009

Elad Segev
Rami Fellemon
ELAD SEGEV
RAMI FELLEMON

Quando e dove è nato?
Ad Haifa, in Israele, il 14 novembre del 1974.

Dove vive attualmente?
A Gerusalemme, nel quartiere “Ge’ulim” (“Baq’a”), nella parte ovest della città.

Di cosa si occupa?
Sono un ricercatore e lettore presso il dipartimento di Scienze della Comunicazione della Hebrew University di Gerusalemme.

La sua formazione?
Ho trascorso la mia infanzia ad Haifa.
Mi sono poi trasferito a studiare a Tel Aviv, dove ho anche creato una società informatica. In seguito sono partito per l’Inghilterra, dove ho vissuto quattro anni per conseguire un dottorato di ricerca in Relazioni Internazionali alla Keele University.

Cosa ancora limita il dialogo tra israeliani e palestinesi?
Un problema evidente è il crescente divario esistente tra i due gruppi da un punto di vista economico, politico e sociale. A ciò si aggiungono classi dirigenti non adeguate per raggiungere la pace.

Le nuove generazioni sono maggiormente pronte ad abbattere i “muri mentali” esistenti?
Non credo. All’interno di entrambi i gruppi, specialmente tra i giovani, si sta ampliando la frattura tra quanti sono realmente impegnati per la pace e chi invece ha il solo interesse di tenersi “tutta la torta” per sè. La principale sfida per un vero leader è quella di unire e creare un ponte tra questi versanti.

Il principale errore commesso dalla leadership israeliana negli ultimi anni?
Ero molto contrariato dalla portata delle operazioni in Libano e a Gaza. Nessuna delle due ha portato un cessate il fuoco a lungo termine, o favorito la pace. La storia si ripete, ma la gente ha la memoria corta, o priorità legate al breve termine. È un circolo vizioso: i missili contro le città israeliane, una massiccia operazione militare in risposta, un paio di anni di relativa calma e così via fino alla successiva replica.

Il principale errore commesso dalla leadership palestinese negli ultimi anni?
A lungo termine l’estremismo di Hamas non può far altro che complicare ulteriormente il conflitto. Avendo confini in comune con l’Egitto e con Israele, la leadership a Gaza dovrebbe riconoscere i suoi vicini, aprendo i canali per cooperazioni economiche, sociali e politiche.

Se fosse primo ministro quale sarebbe il suo primo passo?
Attuarei diversi “primi passi” insieme. Stop agli insediamenti illegali. Promozione di chiari e trasperenti trattative tese a creare due stati con tempistiche predeterminate. Un forte impegno per la promozione delle relazioni con gli Stati confinanti. Incoraggiamento di progetti legati all’educazione che coinvolgano palestinesi e israeliani, in primis per i bambini. Infine mi adopererei per mantenere la libertà delle pratiche religiose, tenendole tuttavia ben distinte dal sistema politico e giudiziario.

 

Qualcosa che i turisti occidentali spesso ignorano circa la realtà israeliana?
Molti turisti ignorano la sua complessa struttura sociale e culturale. Israele è un paese di contrasti, ma di certo non può essere semplificato con un approccio “bianco o bero”.

Il terrorismo nasce dalla disperazione?
La disperazione può essere una ragione, ma di certo non è la principale. Nasce soprattutto da una netta divisione tra “noi” e quello che consideriamo l’altro. Se valutiamo il terrorismo come una resultante della disperazione automaticamente solleviamo i terroristi dale loro responsabilità. Ciò può essere pericoloso ed è proprio ciò che questa gente vuole.

La sua opinione sul muro/barriera di difesa?
È la tipica soluzione a breve termine. Sono molto turbato dall’ingiustificato itinerario del muro e dai problemi che ciò causa alla vita dei palestinesi. Mi auguro che presto si possa creare un normale confine.

Un suo pregio?
Sono un tipo paziente. Anche se al riguardo non si finisce mai di migliorare.

Un difetto?
Sono troppo lento nelle reazioni. A volte vorrei saper dire la cosa giusta al momento giusto.

Progetti a breve termine?
Sto lavorando a un progetto sui differenti modi di presentare le notizie online nelle varie lingue. Inoltre sto scrivendo un libro sui preconcetti che ho riscontrato nei motori di ricerca.

Un regista cinematografico?
Majid Majidi. I suoi film sono dei capolavori.

Un pensiero per concludere la sua intervista?
L’idea di mettere a confronto un giovane palestinese e un giovane israeliano è molto buona e spero che ciò possa ispirare qualche lettore a “guardare oltre”.

Dove e quando è nato?
A Gerusalemme, il 28 settembre del 1977.

In che parte di Gerusalemme vive?
Vivo nella città vecchia, nel quartiere cristiano.

Di cosa si occupa?
Sono a capo di un’organizzazione chiamata Jerusalem Evangelistic Outreach, impegnata nel campo dei media. Inoltre sono istruttore di Geografia biblica e archeologia presso il Bethlehem Bible College. Sto inoltre portando avanti un dottorato di ricerca in Studi biblici alla Bar-Ilan University.

La sua formazione?
Sono cristiano, di origini egiziane, di nascita palestinese e di passaporto israeliano. Ho lavorato in munerose città nella veste di guida e come distributore di materiali legati alla comunicazione.

Cosa ancora limita il dialogo tra israeliani e palestinesi?
Nessuno è disposto è rinunciare a più di quanto abbia già perso. Si ritiene che se le diverse parti si trovassero a dialogare in maniera più concreta ciò comporterebbe rinunce dolorose, in particolare legate al possesso della terra.

Le nuove generazioni sono maggiormente pronte ad abbattere i “muri mentali” esistenti?
La gente è stanca e vuole la pace, specialmente le nuove generazioni. Allo stesso tempo, tuttavia, elementi oltranzisti da entrambe le parti stanno continuando a crescere le nuove generazioni all’insegna dell’odio nei riguardi dell’altro.

Se fosse primo ministro quale sarebbe il suo primo passo?
Traccerei un piano realistico da concretizzare passo dopo passo. Mi adopererei per la promozione di una resistenza non violenta. Inoltre mi concentrerei per trovare soluzioni alla situazione economica e per creare migliori condizioni nelle relazioni reciproche.

Il principale errore commesso dalla leadership israeliana negli ultimi anni?
Alcuni israeliani sembrano essere disponibili a fare un passo per raggiungere la pace, salvo poi fermarsi subito dopo a quello successivo.

Il principale errore commesso dalla leadership palestinese negli ultimi anni?
Le divisioni interne sono state foriere di grandi errori.

Qualcosa che i turisti occidentali spesso ignorano circa la realtà israeliana?
Poichè il mondo occidentale è a maggioranza cristiana, molte persone si approcciano ad Israele come se fossero gli ebrei della Bibbia. Ciò non aiuta il processo di pace. Tutti gli esseri umani sono uguali agli occhi di Dio. Non c’è alcuna differenza tra un ebreo e un gentile [i.e. non ebreo]. Siamo tutti esseri imperfetti. Gli israeliani e i palestinesi sono esseri umani ed entrambi hanno il diritto e la volontà di vivere.

Il terrorismo nasce dalla disperazione?
Ciò è vero in parte. Quando non hai acqua, confini, lavoro e cibo. Quando oltre a ciò interpreti in modo sbagliato, come alcuni musulmani, la religione, è a quel punto che si creano le condizioni per la prosperazione del terrorismo.

La sua opinione sul muro/barriera di difesa?
È tremendamente brutto. Distrugge e divide in due uno splendido Paese. Ha degli evidenti effetti negativi sui bambini e sulle generazioni a venire, da entrambe le parti. Se il muro è l’unica soluzione, considerazione che io rigetto, allora facciamo in modo che siano entrambi i contendenti a decidere quale sia il percorso che esso debba seguire. Il percorso andrebbe concordato a seguito di precisi accordi, senza decisioni unilaterali.

Una domanda che non ama?
Qual è la tua nazionalità? La situazione è complicata e avrei bisogno di molto tempo per fornire una risposta esaustiva.

Un suo pregio?
La capacità di incoraggiare gli altri.

Un difetto?
Vorrei impegnarmi di più per avere un maggior numero di amici israeliani con i quali lavorare per costruire qualcosa per il futuro.

Una passione?
Attivarmi per promuovere l’amore e la pace tra le persone.

Qualcosa che ha cambiato la sua vita?
Quando mi sono avvicinato alla figura di Gesù il Salvatore e ho iniziato a seguire gli insegnamenti che ci ha lasciato.

Il personaggio della storia che più ammira e quello che ama meno?
Rispettivamente Gesù e Al-Hakim bi-Amr Allah.

Il suo scrittore preferito?
Rick Warren.

Un pensiero per concludere la sua intervista? 
La pace comporta sforzi. Richiede la volontà di sedersi a discutere e quella di convenire sulle scelte. Non è un percorso semplice, ma è ciò che continuerà ad accumunare israeliani e palestinesi nelle future generazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Pagina modificata Tuesday 21 September 2010