Il Commento

Maschere e Yossi

di Pamela Priori (Gerusalemme, agosto 2007)

Ci ripenso sorridendo. In fondo sorridevo anche ieri, piacevolmente disarmata dal commento del mio amico Yossi. Certo, a volte lui mi pare essere un caso estremo, eppure, se non mi sbaglio sugli israeliani, Yossi li rappresenta abbastanza fedelmente, o almeno ne rappresenta una buona parte: ruvidi, cinici, scanzonati, come se nulla potesse turbare la calma olimpica con la quale attraversano l’esistenza.
Alza le spalle e sorride Yossi. Nella gran parte dei suoi commenti sulla vita qui in Israele ricorrono le espressioni: ah, non è importante; ah, ma sono tutte scemenze; ah, ma tutti sapevano che l’ex presidente era un imbecille; ah, ma il presidente del Consiglio è un vero cretino; ah, ma avremmo dovuto colpire più duramente; ah, ma che dovremmo fare? Aspettare che ci ammazzino tutti? E così dicendo, e scrivendo, potrei continuare e riempire una pagina intera.
Quel sorriso ironico l’ho visto anche ieri, nel tardo pomeriggio, di ritorno in auto da una giornata di lavoro per lui, e di studio per me.
Svoltati a destra, per Rehov Bublik, nel quartiere di Ramot aleph, sorto oltre quella green line che Israele ha rotto quaranta anni fa, dobbiamo fermarci. C’è un camioncino in mezzo alla strada. Aspettiamo qualche minuto, anche se la corsia di sinistra è libera. Non faccio domande. Poi Yossi supera la vettura, gira ancora a destra e parcheggia. Trascinando la borsa pesantissima, scendo dalla macchina e il ragazzo che sta appoggiato allo sportello del camioncino mi chiede se abito lì. Dico di no, che sono soltanto un ospite. La risposta fa svanire tutto l’interesse che quel giovane sabra ha mostrato per me. E si getta immediatamente su Yossi. Del rapido scambio di battute colgo i numeri: 5, 2.
Qualche istante ancora e mi sarà svelato il mistero. Leggi – mi apostrofa Yossi – leggi cosa c’è scritto lì: “massechat abach”. Tu sai cosa vuol dire? No, non lo so. Massechat sta per maschera. Abach è composto dalle lettere dell’alfabeto ebraico aleph, bet, caf, ossia le iniziali di: atomico, biologico, chimico. Il ragazzo è venuto a ritirare le maschere a gas distribuite alla popolazione nel 1991, così come deciso dalla Commissione per gli Affari Esteri e per la Sicurezza del parlamento israeliano: vanno tutte controllate e riparate, eventualmente. La raccolta è iniziata a fine dicembre 2006 e quando sarà ultimata avrà raggiunto circa due milioni di abitazioni.
A casa di Yossi di maschere ce ne sono 5, tanti erano in famiglia al momento della distribuzione. Oggi sono rimasti in due, lui e sua madre, Meira, che le conserva dentro il frigorifero da spiaggia. Ride Yossi: se adesso ci fosse un attacco metà delle persone morirebbero. Perché? perché le maschere sono vecchie e molti non sarebbero nemmeno capaci di usarle come dovrebbero. È passato molto tempo da quanto in televisione passavano i messaggi su come usare quell’oggetto che entrava nella quotidianità della vita israeliana. Uno per ogni cittadino israeliano. E di tutte le misure: per i bambini, i ragazzi, gli adulti.
Per avere un’idea meno vaga, e soprattutto per chi ne avesse la curiosità, si può entrare nel sito internet dell’azienda che produce le maschere: www.abach.co.il. Purtroppo non ne esiste una versione in inglese, ma le immagini sono abbastanza eloquenti. Noi due stiamo ci mettiamo a passarle in rassegna per un po’, cliccando da un modello all’altro sullo schermo del pc. Yossi, col suo solito sorriso, si volta verso di me, ammiccante, e dice: guarda un po’, sembrano tutti felici là dentro!

 

 


Pagina modificata Thursday 23 October 2008