Il Commento

La vittoria di Obama vista da Gerusalemme

di Lorenzo Kamel

Gerusalemme – 5 novembre 2008

«Rahm Emanuel è la migliore risposta alle paure di molti miei connazionali». Erez, israeliano trentaduenne proprietario di un piccolo alimentari a Gerusalemme Est, non ha dubbi. La prima nomina di Obama ha lanciato un segnale preciso. Rahm Emanuel, appena scelto come capo dello staff del neopresidente, è infatti un grande amico dello Stato ebraico. L’ex consigliere del presidente Clinton ha servito nell’IDF, l’esercito israeliano, parla un po’ di ebraico ed è figlio di Benjamin Emanuel, un pediatra, nato a Gerusalemme, ex membro dell’Irgun.
Obama, soprattutto in questa parte del mondo, ha sempre generato un non trascurabile scetticismo. Non fosse altro che per il suo middle name Hussein che figura all’anagrafe tra Barack e Obama. Ad accrescere le preoccupazioni aveva contribuito, pochi mesi fa, la scoperta di un modulo di iscrizione a una scuola indonesiana nel quale il futuro presidente venne registrato come alunno di «fede islamica».
Nonostante queste premesse, il 78% degli ebrei americani ha votato per Obama, a fronte di un 21% che ha scelto il senatore repubblicano John McCain. I dati si discostano di poco dagli esiti delle elezioni del 2004: il presidente Bush ottenne il 24% delle preferenze degli elettori di fede ebraica; il 75% di questi ultimi optò per lo sfidante democratico John Kerry.
Da parte palestinese si registra una tangibile disillusione. Al di là delle dichiarazione dei leader politici, l’uomo della strada, i palestinesi che incontri sull’autobus o per la strada, si dicono rassegnati. Ritengono infatti che un cambiamento sostanziale nella strategia statunitense in Medio Oriente sia inverosimile. Non ultimo in considerazione delle dichiarazioni rilasciate alcuni mesi fa dall’allora senatore Obama a proposito di Gerusalemme «capitale unica e indivisibile» dello Stato ebraico (dichiarazioni in seguito in parte rettificate). A ciò va aggiunto che gli otto anni di presidenza Bush hanno minato, in maniera ancora più profonda rispetto al passato, l’immagine degli Stati Uniti nel mondo arabo e, più in generale, in quello islamico.
Nonostante l’importanza delle elezioni statunitensi, avvenute in concomitanza con il tredicesimo anniversario dell’omicidio di Yitzhak Rabin, l’attenzione degli israeliani e dei palestinesi è tutta concentrata sui cambiamenti politici che stanno per interessare la regione. Alle imminenti elezioni per la poltrona di sindaco di Gerusalemme si sommeranno, il prossimo febbraio, quelle nazionali politiche.
Se le elezioni si tenessero oggi, si stima che alla Knesset ci sarebbero 61 seggi per la destra e 58 per il centro–sinistra. È un segnale ben preciso. Quando la destra ha il sopravvento, spesso ciò è il riflesso di una società che ha paura. Una società che chiede il “pugno di ferro”. Per una volta, tuttavia, il grosso delle preoccupazioni israeliane non proviene dai palestinesi, anch’essi oggetto di timori e sofferenze tangibili, ma dal nodo iraniano. Nello specifico dal modo in cui il presidente Obama intenderà agire in una fase delicata che attende alcuni cambiamenti determinanti; tra gli altri quello della successione alla carica di direttore generale dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica, oggi ricoperta da Mohammed ElBaradei (entro la fine del 2008 devono essere formalizzate le nomine per il passaggio di consegne. Quest’ultimo avverrà a novembre 2009).
Negli ultimi mesi Obama ha più volte proposto di intavolare trattative «senza condizioni» con il regime di Teheran, salvo poi sottolineare la volontà di combattere contro chiunque voglia mettere in dubbio «la sicurezza di Israele». Tali prese di posizione hanno generato perplessità nell’opinione pubblica israeliana, dubbi ben incarnati dalle dichiarazioni rilasciate dal senatore John McCain alla platea dell’Aipac (American Israel Public Affairs Committee): «Con chi dovremmo dialogare oggi, con un presidente che nega l’Olocausto mentre ne prepara un altro?».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Pagina modificata Monday 16 March 2009