Il Commento

Gheddafi alla Sapienza: democrazia, rifugiati politici, terrorismo secondo il leader libico. L’agorà di Frati diventa un theatron

di Massimo Dafano

“La Sapienza non ha l’Inquisizione”: era stato molto chiaro e diretto (come suo costume d’altronde) il rettore del primo ateneo capitolino Luigi Frati nel presentare l’incontro con Muammar Gheddafi. Il Rettore aveva illustrato il suo disegno di una università intesa “come agorà per ogni possibile dibattito”, purchè animato da personalità e svolto con competenza. Peccato che il confronto seguito al discorso di Gheddafi, nelle premesse aperto a tutti, sia stato caratterizzato da domande verosimilmente già concordate e dalla censura di un intervento di una ragazza dell’Onda. (video)
Il leader libico, atteso per piu' di due ore dall’aula magna della Sapienza, gremita di rappresentanze di tutte le componenti accademiche ma anche di una nutrita claque libica pronta a contrastare i fischi della platea, si era detto felice di poter incontrare giovani e studiosi in “una fase nuova nelle relazioni bilaterali” in cui è necessaria una “rivoluzione culturale” che restituisca ai popoli la verità sulle relazioni nord–sud celata dai governi, grazie ad una ricerca “imparziale”. Secondo la Guida della Rivoluzione del 1969, è necessario che i Paesi colonizzatori riconoscano pubblicamente gli errori compiuti e risarciscano i popoli colonizzati delle risorse derubate “perchè c’è un debito da estinguere”; “non e' carità, non e' un regalo: e' un diritto”. Al prossimo G–8 la Libia chiederà che “come dai governi occidentali vengono dati i soldi alle banche, cosi' siano dati anche agli Africani”.
Immigrazione e terrorismo, secondo Gheddafi, non sono altro che il frutto del colonialismo. L’una nasce dalla sistematica depredazione delle risorse africane proseguita anche dopo la decolonizzazione attraverso la dipendenza economica e politica, l’altro nasce come risposta ad una “America che non vuole la libertà per i popoli, ma vuole colonizzare il mondo” (va anche ricordato tuttavia che la Libia fu il primo Paese arabo a condannare gli attentati dell’11 settembre e che nel 2003 ha risarcito le famiglie delle vittime del disastro di Lockerbie ottenendo la revoca delle sanzioni Onu e la ripresa delle relazioni diplomatiche con gli Usa). Il Colonnello ha sottolineato come il fatto che non siano “gli americani” a volere “la guerra”, ma il loro Presidente testimoni il fallimento della democrazia rappresentativa.
Un concetto sviluppato nel corso del dibattito con gli studenti, in cui il leader libico, rispondendo ad una domanda che chiedeva quando si sarebbero svolte in Libia libere elezioni, si è scagliato contro il partitismo e ha spiegato il suo concetto di democrazia partendo da una disquisizione sul significato etimologico arabo del termine. “Democrazia è una parola araba” e significa “il popolo deve sedersi sulle sedie” e discutere. Finche' “non tutti potranno sedersi sulle sedie non ci sarà democrazia”. In Libia ci sono 30000 congressi popolari in cui tutti possono sedersi a discutere e proporre leggi per poi inviare delegati ad un congresso nazionale per sintetizzare le diverse opinioni espresse nei vari congressi. “Una democrazia popolare diretta”, secondo Gheddafi, che dovrebbe essere un modello per il resto del mondo. (video)
L’Italia invece potrebbe essere un esempio di accoglienza dei richiedenti asilo: “Se venissero qui un milione di persone dicendo di essere rifugiati politici – ha detto Gheddafi – li accettereste? Poi un altro milione, poi venti e poi cinquanta, li accettereste? (...) Se lo faceste sarebbe davvero una grande cosa. Personalmente vi aiuterei in questo. (...) Se li accetterete io saro' con voi sempre nel rispetto dei diritti dell’uomo”. La provocazione del leader libico è la risposta alla richiesta di chiarimenti sulla sorte che spetta agli immigrati respinti dall’Italia e condotti in Libia.
Gheddafi si è detto convinto che “bisogna difendere i diritti dell’uomo” e che “il rifugiato politico va rispettato”. Ma ha negato che gli immigrati africani siano rifugiati politici: “gli africani purtroppo sono degli affamati, non dei rifugiati politici”, perchè “non vi sono dittature in Africa, perchè la dittatura è quando c’è una classe forte che detiene il potere, (...) pero' in un Paese povero governanti e governati sono tutti uguali: sono tutti poveri”. (video)
Il colonnello ha anche affermato che bisogna intendersi sul significato delle dizioni “diritti dell’uomo” e “rifugiati politici”, quando gli è stato chiesto se siano rispettati i diritti dell’uomo nelle carceri libiche e tutelati i rifugiati politici. Una domanda troppo generica: sarebbe stato molto piu' stringente chiedere perchè, ad esempio, la Libia non abbia mai ratificato la Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati – che fornisce una definizione chiara e oramai universalmente condivisa di rifugiato – e non possegga neanche una legislazione nazionale sul tema, nonostante Gheddafi si accrediti come un paladino dei combattenti per la libertà. E difatti gran parte del suo intervento era stato speso a perorare la causa di quanti nel mondo si ribellano alle occupazioni (primi fra tutti i palestinesi).
Una ingenuità nel porre domande su temi caldi (che sicuramente il leader libico sapeva di dover affrontare) che si riscontra anche nel quesito sulle libere elezioni. Piuttosto che chiedere genericamente e ingenuamente quando si terranno libere elezioni in Libia, sarebbe stato piu' utile sottolineare le contraddizioni del sistema politico libico, che rifiuta nelle tesi del suo ispiratore la rappresentanza politica, ma non puo' fare a meno della delega perchè di delegati sono composti i Congressi Regionali e il Congresso del Popoli,.
La sensazione, suffragata dalla constatazione che le domande della platea giungessero da una zona dell’aula magna riservata ed interdetta agli studenti, è che le domande fossero state preventivamente preparate e formulate volutamente in maniera generica per non creare troppi imbarazzi nello staff libico. Non che si possa parlare di scandalo: a patto che non si rinunci a porre quesiti documentati e pungenti, è nell’ordine delle cose che si regolamenti un incontro di tale importanza. Ma sarebbe stato piu' corretto dirlo e non annunciare che chiunque avrebbe potuto porre delle domande. In tal modo si sarebbe forse evitata la fine ingloriosa dell’incontro: quando ad una ragazza presentatasi come esponente dell’Onda è stato spento il microfono da uomini dello staff libico, la sala ha sommerso di fischi i relatori, spingendo Gheddafi ad abbandonare la sala frettolosamente.(video)

 

 

 

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Pagina modificata Thursday 3 May 2012