Il Commento

Il Patto di Dino Pesole

di Massimo Dafano

Riconciliare cittadini e pubblica amministrazione fiscale è l’unico mezzo per vincere il malcostume diffuso dell’evasione e dell’elusione fiscale. Si potrebbe restituire cosi' il senso dell’animata discussione avvenuta il 17 febbraio, presso la sede dell’Istituto di Studi e Analisi Economica (ISAE), in occasione della presentazione del volume Il Patto di Dino Pesole e Francesco Piu, edito da Il Sole 24 Ore.
Presenti in qualità di relatori Attilio Befera, direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, e Daniele Molgora, sottosegretario all’Economia e Finanze, insieme agli onn. Giorgio Benvenuto e Bruno Tabacci, l’incontro è stato aperto dalla lettura di un messaggio di saluto del presidente Ciampi, affidato ad Alberto Majocchi, presidente dell’ISAE, l’ente pubblico non governativo che svolge attività di supporto tecnico-scientifico per il ministero dell’Economia e Finanze e fornisce analisi micro e macroeconomiche al parlamento, al governo e alla pubblica amministrazione.
Nelle suo messaggio, Ciampi ha riconosciuto agli autori il merito di aver operato una “riflessione lucida” sullo stato dei rapporti fisco–contribuente, mentre per Benvenuto va sottolineato lo spirito costruttivo con cui gli autori presentano proposte concrete, non limitandosi a denunciare le inefficienze del sistema e i vizi dei cittadini. Un esempio dell’onestà intellettuale che ha guidato il lavoro degli autori è dato dal fatto che non rinunciano a mostrare anche ciò che funziona e ciò che potrebbe funzionare se si conoscessero appieno, sia da parte dei cittadini che delle amministrazioni, tutte le normative vigenti.
Il libro, come hanno detto Dino Pesole e Francesco Piu nel loro breve intervento, si propone di ricostruire tutte le ragioni che giustificano il concorso alle spese pubbliche da parte dei cittadini, sottolineando però la necessità di porre fine a quella conflittualità e incomunicabilità fra amministrazione e contribuente che caratterizza la storia nel nostro Paese.
Secondo Attilio Befera, la coscienza fiscale degli italiani è una coscienza labile proprio perche' ignorante di quelle ragioni – redistributive e solidaristiche – che sovrintendono al prelievo fiscale. La nostra storia, caratterizzata per larga parte dal dominio straniero e giunta in tempi relativamente recenti ad una piena democrazia, spiega a suo avviso l’atavica ostilità culturale italiana alla legittima pretesa impositiva dello Stato, che si traduce nelle rilevanti dimensioni assunte dal fenomeno dell’evasione e dell’elusione fiscale.
Peraltro, come riconosciuto da tutti i relatori, costruire un rapporto onesto e trasparente, informato, fra cittadino e fisco è essenziale per far comprendere il valor civico dell’assolvimento dell’obbligazione tributaria. In questa prospettiva, il volume, lo ha rimarcato Benvenuto, pur non rinunciando a rigore d’analisi e approfondimento del tema trattato, consente di divulgare ad un vasto pubblico tematiche fondamentali, grazie ad un linguaggio semplice e a strumenti come il glossario, i diritti del contribuente, e "il che fare se". Inoltre, la proposta provocatoria degli autori – premiare i contribuenti onesti – ben riassunta dallo slogan "paga meno chi paga tutto", si fa portatore dell’idea che sia essenziale, al fine di vincere la cultura furbesca e prevaricatrice dell’evasione, ricostruire un legame di fiducia fra Stato e cittadino incentivando sistematicamente i comportamenti corretti.
Certo, hanno convenuto gli on. Tabacci e Malgora, l’applicazione dello slogan in questa congiuntura, e con l’enorme debito pubblico del nostro Paese, si presenta difficile. In più, c’è bisogno di riflettere bene i requisiti che definiscono il contribuente totale, il contribuente virtuoso. Al riguardo, il noto economista Antonio Pedone, intervenuto nel dibattito, ha fatto notare come in Italia non basti, per esempio, non aver mai subito accertamenti per godere della presunzione di correttezza, atteso che sono pochissimi i contribuenti sottoposti a controlli. Tuttavia è già possibile proporre misure come l’ampliamento e la razionalizzazione delle detrazioni. In questa ottica, Tabacci ha ricordato come prevedere una detrazione rilevante sulle spese sostenute per le ristrutturazioni immobiliari abbia ridotto al minimo l’evasione in quel campo, perché al cittadino conveniva avere una fattura da “scaricare” piuttosto che uno sconto dall’impresa edile.
Secondo tutti i presenti, il federalismo fiscale può essere un ottimo strumento per avvicinare il legame fra spesa ed imposizione e quindi collegare decisione di spesa e di prelievo. È necessario però entrare nel merito dei contenuti. E qui sono emerse opinioni discordanti: Innocenzo Cipolletta, presidente delle Ferrovie dello Stato, ha criticato sia le recenti misure sull’Ici, sia quelle allo studio perché non si può pensare di costruire un federalismo fiscale reale senza imposizione sulla casa. Tabacci ha espresso riserve sulle generiche formule della delega che rimanda le questioni cruciali della definizione dei criteri della spesa e della stima dei fabbisogni ai decreti delegati e si è mostrato scettico sull’ipotesi di trasferire il patrimonio statale agli enti locali, mettendo a rischio il rating dei titoli di debito emessi dal nostro Paese.

 


Pagina modificata Thursday 3 May 2012