Il Commento

MARIO MONTI SUL PATTO DI STABILITA'
resoconto di Enrico Mariutti

 

Il giorno 9 febbraio 2011 si è tenuto, presso la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e Ufficio per l'Italia del Parlamento Europeo, in via IV Novembre - Salone delle Bandiere - il dibattito "Crisi dell'Euro e nuova governance economica europea", alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Sono intervenuti: l'ex presidente del Consiglio Giuliano Amato insieme al collega Romano Prodi, il vicepresidente del Senato, Emma Bonino, l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, Riccardo Perissich, ex funzionario europeo, nonchè il presidente della Bocconi, Mario Monti, il cui intervento di stringente attualità viene qui riassunto.

Dopo l'apertura dedicata al ricordo dell'ex Ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, l'ex commissario europeo alla Concorrenza ha tenuto un discorso sulla governance europea e sul sistema della moneta unica. Attenendosi strettamente al tema del dibattito, ha illustrato le prospettive della moneta unica a seguito del piccolo "golpe" (su cui poco più avanti) operato dalla cancelliera tedesca Merkel e dal presidente francese Sarkozy.
Il punto di partenza dell'esposizione è stato il fin troppo noto Patto di stabilità e crescita, siglato all'epoca del trattato di Maastricht, che ha dato il via all'Unione economica e monetaria, corredato da una riflessione sui rapporti di forza all'interno delle istituzioni europee, nonchè sull'atavico quesito "chi controlla i controllori?"
Il patto siglato a Maastricht, così severo dal punto di vista del controllo del rapporto deficit-Pil, costituiva una formale garanzia, sottoscritta dai paesi contraenti, a tutela del rispetto di un criterio di reciprocità più che legittimo: che nessuno paghi per i vizi altrui. La durezza dei parametri allora fissati dipendeva in larga misura dai timori, principalmente tedeschi, ma anche francesi, che l'Uem, con i suoi possibili oneri a beneficio degli altri partner, potesse esercitare un effetto deprimente sulle loro solide e virtuose economie.
E' noto peraltro - ha ricordato lo stesso Monti - che i medesimi severi fautori di quel patto apparentemente immodificabile, in un momento di crisi, in cui, secondo l'oratore, la fedeltà alle regole è fondamentale per la stabilità, avrebbero invece disatteso i parametri sul disavanzo. L'obiettivo era di acquisire maggiori margini di manovra per uscire da un momento economico difficile sottraendosi al tempo stesso ad una procedura d'infrazione della Commissione.
A questo punto, le domande poste dal relatore sono state due: è stato lungimirante per la Germania, principale riferimento per le argomentazioni dell'ex commissario europeo, e per la Francia, permettersi un voltafaccia di quella portata? La loro leadership non ne sarebbe uscita intaccata? E di seguito: questo primo passo non è destinato a costituire un pericoloso precedente?
In proposito non è stato difficile cogliere la frecciatina riservata all'ex-presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, presente allo stesso tavolo, quando Monti ha deplorato la modifica dei parametri sul debito, avvenuta sempre su pressione franco-tedesca, durante la presidenza italiana della Commissione.
In sintesi, e concludendo, la posizione espressa da Monti è la seguente: la Germania, che nel frattempo ha realizzato coraggiose e sostanziali riforme interne, ha dimostrato di essere stata in grado di dotarsi del sistema migliore a livello europeo, e gli altri devono essere pronti a riconoscerlo. Di contro, la Germania deve iniziare a comportarsi da nazione guida nel processo di integrazione a livello europeo, e, per farlo, deve mantenere anche un ruolo di guida morale, adottando una politica tanto di ampio respiro, quanto, se necessario, coraggiosa.
Al momento - questo il messaggio del professore - una politica di ulteriore alleggerimento dei parametri sarebbe la scelta più facile, ma alla lunga la più pericolosa e sicuramente latrice di instabilità. Quindi resta auspicabile una linea di orientamento diametralmente opposta da parte dei due principali stati europei, e senza contraddizioni ed equivoci più o meno strumentali.

Nel corso del dibattito, Thomas Klau, dirigente dello European Council on Foreign Relations, ha presentato l'ultimo studio edito dalloECFR nel quale figura anche un contributo di Tommaso Padoa-Schioppa, recentemente scomparso.

 

 

 

 

Pagina modificata Monday 22 October 2012