Il Commento

La fiscalità nelle nuove politiche dell’intervento pubblico: sviluppo, mobilità, ambiente - Roma, 23-24 maggio 2005

 

 

Presentazione

Programma e invito (file.pdf)

Intervento del prof. Pietro Selicato e presentazione in PowerPoint

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1. Presentazione

Analizzate in un convegno internazionale le sfide "europee" del nuovo fisco: l'imposizione si confronta con sviluppo economico, mobilità e ambiente

di Francesco Gui

Nei giorni 23 e 24 giugno scorsi si è tenuto a Roma un convegno internazionale sul tema La fiscalità nelle nuove politiche dell’intervento pubblico: sviluppo, mobilità, ambiente, organizzato dai Proff. Giovanni Puoti e Pietro Selicato, del Dipartimento di Teoria dello Stato dell’Università di Roma “La Sapienza”, sotto il patrocinio della EATLP (European Association of Tax Law Professors) e con la collaborazione della Scuola di Ateneo Jean Monnet presso la Seconda Università di Napoli, della Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze e della Fondazione Filippo Caracciolo dell’ACI.

Gli organizzatori sono partiti dalla premessa che negli ultimi tempi l’evoluzione dei sistemi fiscali è stata condizionata dall’affermarsi di nuove istanze di carattere economico e sociale, che hanno accresciuto l’impiego dei tributi per fini extrafiscali sollecitando l’introduzione di agevolazioni e prelievi con scopi di incentivo o disincentivo. D’altra parte, l’evoluzione e la globalizzazione dell’economia hanno fatto nascere nuove forme di ricchezza avviando un processo di ampliamento dell’area del prelievo che ha superato l’imposizione dei valori economici tradizionali (reddito, patrimonio, consumo, trasferimenti).

I settori dello sviluppo, della mobilità e dell’ambiente sono senza dubbio quelli nei quali queste trasformazioni si sono manifestate con maggiore intensità.

Il problema dello sviluppo economico è divenuto un tema scottante in quasi tutti i Paesi occidentali, specialmente europei, ove numerosi interventi a sostegno dell’economia sono stati realizzati con l’impiego della leva fiscale. In questa direzione si muove il D.L. 14 marzo 2005 n. 35 convertito nella L. 14 maggio 2005 n. 80 (c.d. “Decreto competitività”) del quale il Dott. Vincenzo Busa (Direttore Centrale dell’Agenzia delle Entrate) ha commentato i contenuti fiscali.

Il Prof Raffaello Lupi (Università di Roma “Tor Vergata”) ha ricordato, peraltro, che l’impresa ha assunto la funzione di “grande sostituto d’imposta” fungendo da collettore di diversi tributi, propri e di terzi. Da ciò Lupi ha dedotto che per favorire il recupero di competitività delle imprese non serve tanto introdurre nuove agevolazioni quanto procedere ad una radicale opera di semplificazione del sistema fiscale realizzando un compromesso tra equità e semplicità della tassazione. In questa direzione va, secondo il Prof. Giovanni Puoti (Università di Roma “La Sapienza”), il nuovo sistema di tassazione delle imprese di navigazione marittima (c.d. tonnage tax) che costituisce, insieme, una semplificazione del regime impositivo ed una soluzione pratica ai problemi di localizzazione del reddito.

Riconosce l’esigenza di adattare il prelievo alle nuove forme in cui si manifesta la ricchezza il Prof. Antonio Uricchio (Università di Bari), ad avviso del quale esistono nell’uso di internet numerose espressioni di ricchezza che potrebbero essere poste a presupposto di nuovi prelievi fiscali  (quali un tributo sulla registrazione del dominio, una tassa di navigazione e un’imposta sulla pubblicità on line o un’accisa sugli accessi) rispettosi dei principi costituzionali e di facile applicazione e ancor più agevole controllo.

Nel settore della mobilità è maturata la consapevolezza che una rete di comunicazioni efficiente e moderna costituisca un  fattore determinante nella crescita dell’economia. Per sostenere la pressante necessità di procedere ad interventi ammodernamento della rete stradale italiana, l’Arch. Mario Virano (ANAS) ha ipotizzato l’introduzione di tariffe per l’uso di particolari tratti stradali o infrastrutture ad elevato costo di esercizio (viadotti, trafori, ecc.) collegati a dispositivi elettronici installati sui veicoli. Analoghe indicazioni provengono dai Paesi Bassi, ove, come evidenziato dal Prof. Gerard T.K. Meussen (Università di Nijmegen), è allo studio l’introduzione in alcune importanti aree urbane di un nuovo sistema di tariffazione basato sul criterio “pay-as-you-drive”.

Il Prof. Juan Martin Queralt (Università di Valencia), ha poi analizzato la disciplina dei prelievi applicati in Spagna sul trasporto aereo, marittimo e ferroviario. Ne è scaturito un quadro fortemente problematico sotto il profilo del rispetto del principio comunitario di non discriminazione, dal quale sono emersi utili elementi di raffronto con la situazione italiana.

Quanto alla fiscalità ambientale, il Prof. Jacques Malherbe (Università di Lovanio), ha illustrato la situazione della fiscalità ambientale in Belgio evidenziando che in Belgio la legislazione su questa materia è fortemente frammentata e priva di sistematicità, in quanto in gran parte di origine regionale. Analoghe considerazioni sono state svolte con riferimento alla legislazione spagnola dal Prof. Josè Manuel Tejerizo Lòpez (Università UNED di Madrid).

Utili puntualizzazioni sui limiti comunitari all’impiego di misure fiscali agevolative a carattere incentivante di comportamenti ecocompatibili sono state fornite dal Prof. Fabrizio Amatucci (Seconda Università di Napoli), il quale, peraltro, si è chiesto se le agevolazioni fiscali a tutela dell’ambiente non possano rappresentare un pretesto per attrarre ricchezza.

A favore di una diversificazione del trattamento fiscale sulla base dell’attitudine del contribuente ad inquinare si è dichiarato il Prof. Luigi Ferlazzo Natoli (Università di Messina), sostenendo che nel tributo ecologico il fattore ambiente consente una diversa ripartizione dell’onere fiscale tra i contribuenti in relazione al diverso impatto sull’ambiente della fattispecie imponibile da essi realizzata, e, dunque, in relazione alla diversa capacità contributiva manifestata.

Il Prof. Pietro Selicato (Università di Roma “La Sapienza”) ha analizzato i riflessi fiscali del principio comunitario “chi inquina paga” evidenziando che lo stesso deve essere considerato un’integrazione e non un’alternativa al principio interno di capacità contributiva, utile ad individuare nelle attività di sfruttamento di risorse naturali scarse di un autonomo indice di ricchezza valutabile sotto il profilo della capacità contributiva.

Dal convegno di Roma è emerso, pertanto, che sviluppo economico, mobilità e ambiente sono accomunati dalla loro idoneità ad esprimere nuovi indici di capacità contributiva basati su valori economici diversi da quelli tradizionali. Si conferma così l’idea già sostenuta dalla dottrina ed avallata dalla nostra Corte costituzionale per cui tutte le posizioni individuali comportanti situazioni di “dominio” sulla produzione e sul mercato (possesso di nuove tecnologie, controllo dei mezzi di comunicazione, controllo dei fattori produttivi, sfruttamento di risorse ambientali scarse) possono essere considerati sintomi di ricchezza suscettibili di imposizione.

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Pagina modificata Thursday 23 October 2008