Il Commento

Caro Altiero, caro Norberto

Lo scambio di lettere fra Norberto Bobbio e Altiero Spinelli qui proposto è consultabile nel fondo Spinelli dell’Archivio storico delle Comunità europee di Firenze, ai cui dirigenti va il nostro sincero ringraziamento[1]. L’ambientazione riconduce a due momenti decisivi per gli anni Cinquanta: la crisi del comunismo, insorta tra il XX Congresso del Pcus e i fatti d’Ungheria (febbraio – ottobre ’56), e la nascita delle Comunità europee, nel marzo del ’57.

Proprio allora Spinelli dava alle stampe il Manifesto dei federalisti europei (o “secondo Manifesto”), con cui intendeva, da una parte, offrire un’alternativa democratica al processo di unificazione europea di tipo funzionalistico e, dall’altra, rivendicare la superiorità della “rivoluzione” federalista rispetto a quella comunista[2]. Spinelli stava peraltro lavorando alla preparazione del Congresso del popolo europeo, la cui prima sessione si tenne a Torino, nel dicembre ’57. In quella circostanza, Norberto Bobbio figurò fra i firmatari di un documento di adesione alla federazione europea[3].

La coincidenza interessante è che solo un mese prima la rivista democratico–liberale Preuves, di tendenza anticomunista, aveva pubblicato un intervento di Spinelli, “Pourquoi je suis europeén”, che descriveva il suo passaggio dall’ideologia comunista al progetto politico della federazione europea. Nell’autore il rifiuto del comunismo appariva assoluto: “l’opera di Stalin non era la degenerazione o il tradimento della rivoluzione di Lenin, ne era anzi la corretta realizzazione. Se questa realizzazione significava essere spietati verso gli uomini di cui si assumeva il comando, ed inumani verso gli stessi propri capi, i quali dovevano essere divinizzati o uccisi, ebbene questo era il comunismo”[4].

Dell’articolo di Preuves, come si deduce dal carteggio, Spinelli aveva mandato copia a Bobbio, il quale gli rispose proprio quando il Congresso del popolo europeo si riuniva nella sua città. Anche Bobbio, in effetti, si diceva convinto della necessità di liberarsi dalla tentazione comunista, contro la quale l’opzione federalista gli sembrava una buona difesa. Tuttavia, alla luce di certi dubbi espressi dal filosofo, sono propensa a pensare, come ha osservato di recente Pasquinucci[5], che la sua adesione al federalismo fosse alquanto formale. La conferma potrebbe darla solo lo stesso Bobbio, però è certo che egli continuava a provare attenzione verso il comunismo e le sue istanze.

Nel luglio del ’55, era uscito su Il Mulino un suo saggio, “Cultura vecchia e politica nuova”, che denunciava la frattura in atto tra cultura e politica, oltre che l’impossibilità per gli intellettuali, dopo l’epoca della Resistenza, di rappresentare qualcosa per il paese. Un paese nel quale i problemi sociali restavano gravissimi e richiedevano una nuova dedizione. Bobbio mostrava di provare nostalgia per gli anni della lotta antifascista e del primo dopoguerra, in cui il partito comunista aveva rappresentato un compagno di strada trascinante. Scriveva infatti: "Io ero uno di quelli che credevano nella forza ormai irresistibile del Partito comunista, davo poco credito ai vecchi socialisti e ai cattolici, pensavo che gli intellettuali avrebbero dovuto dar la loro opera insieme alle nuove classi a una radicale riforma della struttura dello stato"[6].

A distanza di un decennio ed oltre, quella “forza irresistibile” esercitava ancora un fascino sul filosofo torinese. Egli infatti appariva convinto che la cultura, per esercitare un ruolo, non dovesse tagliare i ponti con almeno una di quelle “mezze religioni politiche” – il comunismo – che Spinelli invece, nella sua lettera di risposta, affermava essere ormai tutte morenti.[I Testi]

Daniela Falcone

Torino, 15 dic. 1957

 

 

[1] La collocazione archivistica delle due lettere è AHCE, AS, cartella 186, “Rélations politiques d’Altiero Spinelli”.

[2] Altiero Spinelli, Il Manifesto dei federalisti europei, ed. Guanda, Parma, maggio 1957.

[3] Cfr. il documento di “protesta e di rivendicazione” degli intellettuali di Torino, sottoscritto anche da Pampaloni, Albertini, Colonnetti ed altri, in Edmondo Paolini, Altiero Spinelli. Appunti per una biografia, Bologna 1988, pp. 120–21

[4] Altiero Spinelli, “Pourquoi je suis europeé”, Preuves, n. 81, novembre 1957. Cfr. la bozza in italiano, con correzioni a mano dell’autore, intitolata "Il mio itinerario verso l’Europa", nel fondo AS in AHCE.

[5] Daniele Pasquinucci, Europeismo e democrazia. Altiero Spinelli e la sinistra europea (1950 – 1986), Bologna 2000, pp. 94–5.

[6] Norberto Bobbio, “Cultura vecchia e politica nuova”, Il Mulino, IV/7 (1955).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Pagina modificata Thursday 23 October 2008